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Repubblica Democratica del Congo, l'accaparramento delle terre è senza fine oltre 100mila ettari sottratti alla popolazione

April 11, 2021
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Mondo Solidale

VERONA - Centomila ettari di palme da olio contestati dalle comunità della provincia di Tshopo, nel Nord della Repubblica democratica del Congo (RdC). La vicenda che vede protagonista la società Plantations et huileries du Congo (Phc) affonda le sue radici già in epoca coloniale, quando, nel 1911, le comunità di Lokutu, Yaligimba e Boteka vennero sfrattate con la forza per lasciare spazio alle palme da olio. Nel tempo gli abitanti sono stati privati dell’accesso ai campi, all’acqua e alle risorse naturali del loro territorio.

Arresti arbitrari e violenze. Nel mese di febbraio scorso Lokutu e i villaggi vicini sono tornati ad essere teatro di arresti arbitrari e violenze contro i manifestanti pacifici. Le denunce arrivano da Riao-RdC, la rete di informazione e di appoggio alle organizzazioni locali che si battono contro la piantagione di palma da olio. I manifestanti chiedevano la realizzazione delle infrastrutture promesse e la riassegnazione delle terre agli abitanti. Almeno 12 persone sono state arrestate. La tensione si è alzata quando un uomo è morto, dopo il suo arresto da parte delle guardie private della piantagione. Secondo Riao-RdC l’uomo, accusato di aver rubato dei frutti della palma, sarebbe stato prima fermato illegalmente e poi picchiato.

Nuovi proprietari, vecchi problemi. Le manifestazioni delle comunità locali sono state organizzate in occasione della visita di una delegazione, composta dai nuovi proprietari dell’azienda e da possibili investitori stranieri. La proprietà è passata di mano nel luglio 2020 quando uno degli azionisti è diventato proprietario, per la somma di 500mila dollari. Si tratta di Straight KKM2, un fondo di investimento registrato alle isole Maurizio, gestito dalla compagnia Kuramo capital management, proprietà di un uomo d’affari statunitense di origini nigeriane, e dall’imprenditore minerario sudafricano di origini congolesi Kalaa Mpinga. Il fondo KKM si è impegnato nell’iniezione di 10 milioni di dollari e nel ripianare i debiti, dopo il fallimento dell’impresa canadese Feronia, che aveva acquisito nel 2009 la piantagione di origine coloniale. Feronia, prima di fallire, ha ricevuto finanziamenti da diverse banche di sviluppo europee: dalla britannica Cdc Group, che possiede anche una partecipazione del 41%, dall’olandese Fmo, dalla banca di sviluppo belga Bio e da quella tedesca Deg. Anche gli Stati Uniti hanno finanziato la piantagione attraverso la Società americana di finanziamento allo sviluppo e il Fondo agricolo africano.